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  • Juve fuori da tutto, 2 obiettivi falliti: società confusa e responsabile. Difendere Motta difficile ma necessario

    Juve fuori da tutto, 2 obiettivi falliti: società confusa e responsabile. Difendere Motta difficile ma necessario

    • Simone Eterno
      Simone Eterno
    Diventa difficile difendere Thiago Motta. Specialmente questa mattina. Perché la Juventus si sveglia e al 27 febbraio si ritrova già fuori da tutto. Non è un unicum, ovviamente, nella sua storia. Ma le premesse erano senza dubbio altre. I bianconeri erano partiti con obiettivi chiari. In una stagione di ricostruzione - e grandi investimenti - c'erano 3 cose sulla lista: centrare le prime quattro posizioni del campionato italiano; arrivare almeno agli ottavi di Champions League; provare a rivincere un trofeo con la Coppa Italia. Secondo e terzo sono miseramente falliti, con la scoppola in Champions per mano del PSV - Juve unica squadra al playoff a buttare il vantaggio costruito all'andata - a cui è seguita la semi-agghiacciante prestazione dello Stadium contro l'Empoli.

    Inutile girarci intorno: a livello prettamente risultatistico, un fallimento. Un fallimento di cui l'allenatore è ovviamente uno dei responsabili. Ma non l'unico. Perché se è vero che 'diventa difficile difendere Thiago Motta', nel momento in cui gli attacchi arrivano da tutte le parti, giova ricordare quanto successo in estate e cosa ha detto fin qui la stagione dei bianconeri. Tocca ripeterci, purtroppo. Ma si sa, nel Paese la sindrome da 'pesce rosso' colpisce tanti, e per quanto possa suonare strano questa mattina, Thiago Motta, che fin qui non ha certamente impressionato, qualche alibi ce l'ha eccome.

    In primis una stagione a lungo nefasta dal punto di vista degli infortuni, su tutti quello che a settembre ha messo ko le certezze difensive di una squadra che con Bremer in campo non prendeva mai gol, e senza Bremer invece ha iniziato a prenderli da tutti. Questo alla fine il principale concetto. L'altro potremmo aggiungerlo con l'infinita pubblicazione degli esiti delle analisi del JMedical. Ma ve lo risparmiamo.

    Anche perché in secundis - e ancor più importante - c'è l'analisi di una campagna acquisti che oggi, dati alla mano, è semplicemente disastrosa. Una delle peggiori della storia della Juventus nel rapporto investimenti/prestazioni. Nico Gonzalez, Douglas Luiz e Teun Koopmeiners sono al momento catalogabili solo con una voce: flop colossali'Flop', perché nessuno dei tre ha fin qui apportato prestazioni in grado di far svoltare la squadra. Ed erano tutti stati acquistati per questo. La scelta dell'ex Fiorentina onestamente è apparsa discutibile fin da subito: Gonzalez non è uno che sposta gli equilibri. Si sapeva prima e se ne ha conferma anche adesso. Mentre su Douglas Luiz e Koopmeiners i dubbi erano pochi. Uno arrivava come uno dei centrocampisti più interessanti della Premier League, perno della mediana di quell'Aston Villa capace di mettersi dietro tanti grandi nomi del calcio inglese e approdare in Champions League. A Torino invece il brasiliano ha passato più tempo al JMedical o a scaldare la panchina, che in campo. E su Koopmeiners infine si sono perse persino le parole. Parlano i meme. O le impietose mini-clip che girano su X; quelle dove l'olandese scivola portando a un gol degli avversari, sbaglia un passaggio a tre metri o si tira addosso il pallone da solo, quest'ultima la novità della serata di ieri. 'Colossale' perché questi tre, al momento dei conti, al netto di una 'spalmatura' qui e di un 'pagherò' lì, saranno costati alle casse della società più o meno 150 milioni di euro.

    E così 'diventa difficile difendere Thiago Motta', ma è forse necessario. Perché in fondo i concetti, a questo punto della stagione, sono due. Il primo, molto semplice: la Juventus è ancora in corsa per l'obiettivo primario. Il quarto posto è al momento dei bianconeri ed è la cosa più importante di tutte. Perché dopo aver lasciato sul piatto 11 milioni con il mancato accesso agli ottavi di Champions e un'altra decina circa tra il potenziale cammino in questa Coppa Italia e l'assenza alla prossima Supercoppa-saudita, la Juve non può proprio permettersi di toppare anche l'ingresso in Champions League. A livello puramente economico sarebbe un cataclisma. E da questo punto di vista, il cammino netto di febbraio con quattro vittorie consecutive - cui seguirà nel weekend il non impossibile impegno col Verona - ha rimesso un po' in sesto le cose.

    Il secondo, invece, è nella risposta a una semplice domanda: quale sarebbe l'alternativa?  Ripartire? Con l'ennesimo progetto? L'ennesimo contro-cambio di filosofia?  Perché il percorso della Juventus da più di un lustro è abbastanza schizofrenico, e questo non va dimenticato. Anzi, giova anche in questo caso rinfrescarsi la memoria. Da Allegri a Sarri perché si vinceva ma si giocava troppo male. Da Sarri a Pirlo perché si è vinto, ma non c'era lo 'stile Juve'. O almeno così ci hanno fatto capire. Da Pirlo ad Allegri perché era meglio quando 'vincere è l'unica cosa che conta'. Da Allegri a Motta perché non solo si giocava troppo male, ma non si vinceva nemmeno più. E no, la Coppa Italia, a Torino, in effetti non basta. Qui dentro, un triplo salto carpiato a livello filosofico. Il risultatismo di Allegri. La rivoluzione fallita di Sarri, a Torino riscopertosi più democristiano che 'Comandante'. Il salto nel vuoto con Pirlo. Il ritorno al risultatismo di Allegri. Il cambio drastico con la filosofia di Motta.

    Ecco perché se siete arrivati fin qui, diventa 'un po' meno difficile difendere Thiago Motta'. Perché la confusione, tra scelte di campo e di mercato, è forse di chi sta sopra al tecnico. E in questo momento così complicato, sarebbe necessario prendersi qualche responsabilità e tenere la barra dritta. Effettivamente Cristiano Giuntoli ci ha anche provato domenica scorsa, quando ai microfoni di DAZN prima di Cagliari-Juventus dichiarava: "Siamo partiti quest'estate e abbiamo cambiato tanto, abbiamo abbassato l'età media della rosa, abbiamo abbassato drasticamente i salari. Stiamo rimettendo un po' a posto le cose. Ci vuole un po' di pazienza, purtroppo. È dura anche per noi". 

    Parole valide anche questa mattina. Perché Thiago Motta non è certo una vittima in questo complicato momento della Juventus, ma non è nemmeno l'unico colpevole. E l'alternativa, la risposta a quella domanda 'chi prendere?', sarebbe in fondo solo l'ennesima scelta di pancia di una Juventus che da troppo tempo ha smarrito se stessa.

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    galliberluscavia
    galliberluscavia

    giorni fa', secondo questo sito, era in lotta per lo scudetto.

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