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Napoli-Milan vista dal campo: Conte usa Lukaku contro Pavlovic, il boato per il "pareggio" dell'Inter e la storia dietro al rigore di Gimenez
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È la chiusura di una bolla emotiva esplosa sul goal, ma che inizia a gonfiarsi qualche minuto prima. Cinquantadue mila persone applaudono commosse Di Lorenzo che, seguito da Meret, Politano e Mazzocchi, porta sotto la Curva B un mazzo di fiori per Diego, 14enne morto in campo per un malore, qualche giorno prima. La B urla “Diego vive con noi”, mentre Mazzocchi li invita, con gli occhi lucidi, a gridarlo ancora più forte.
Il Maradona è uno stadio che più di tanti altri, il proprio amore e quindi umore, lo racconta tramite il rumore. A un’ora dalla partita ad esempio, per pochi secondi, un boato aveva sorpreso tutti: si diffonde velocissima la voce che l’Udinese abbia pareggiato a San Siro con l’Inter. È il 92’ e tutti aggiornano il telefono convulsamente, ma il risultato non cambia e il rumore dello stadio torna ad abbassarsi in un attimo.
Chi non abbassa mai il proprio di rumore invece è Antonio Conte, che nel primo tempo guida Lukaku ad ogni passo. Gli urla di andare addosso a Pavlovic, una volta che questo ha ricevuto palla. Non vuole schermare il passaggio, tutto il contrario, vuole sfruttare i limiti tecnici del difensore rossonero e a Lukaku manda il messaggio chiaro: non coprire il passaggio, vagli addosso dopo, forte!
Conte nello spazio di pochi passi, va a cento all’ora, vuole che il Napoli non abbassi di una virgola la propria intensità, anche mentale. Si arrabbia per un tacco superfluo di Politano. Lo dice proprio ad Anguissa: "NO M********, DOBBIAMO CONTINUARE A GIOCARE BENE".
Chi invece non gioca bene sono gli uomini offensivi del Milan, Conceicao prova in tutte le maniere a scuotere Joao Felix, lo incita, lo corregge, gli urla contro, ma le risposte che ottiene sono quasi nulle. A fine primo tempo, in un’immagine diventata già virale, si sente Walker ricordare al ragazzo portoghese di limitarsi a passare il pallone, perché solo Messi può permettersi di non farlo e “qui nessuno è Messi”.
Conceiçao vuole di più anche da Abraham che aiuta poco un Milan in difficoltà nella costruzione da dietro. L’inglese viene ripreso dall’allenatore su due situazioni identiche, a distanza di pochi minuti. La seconda porta al 2-0 del Napoli.
Nel secondo tempo il Milan ha un’altra faccia e anche un altro modo di attaccare, perché entrano Leao e Gimenez.
Il messicano appena Sozza fischia il rigore, va subito da Pulisic a chiedere il rigore, una scena già vista nella stagione del Milan e che non ha mai portato a nulla di buono. Anche in panchina, lo scenario non è chiaro, tanto che Abraham chiede al vice di Conceicao “Why”, (perché). Gimenez sbaglia e apre la voragine dei rimpianti del Milan, che grazie ai cambi di Conceicao, si ritrova di fronte a un forcing che porta Maignan in area del Napoli sull’ultimo angolo, paradosso di una serata che ha visto per un ‘ora il Napoli totalmente padrone.
L’immagine più forte della serata arriva a partita finita: Di Lorenzo si toglie maglia e fascia da capitano, percorre tutto il campo e le appoggia delicatamente sul mazzo di fiori per Diego, sotto la Curva B, tra gli applausi dello stadio. Non c’è scritto nulla, ma un sottinteso grande quanto il Maradona si percepisce: questa vittoria è per lui.
Commenti
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Il campo darà la sentenza.. il Bologna è in forma ma il Napoli è tosto!