
Maifredi: "Cosa c'entro con Thiago Motta? Io avevo 14 giocatori, lui 30! Ecco dove sbaglia, Koopmeiners pesce fuor d'acqua"
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A proposito della sua esperienza alla guida della Juventus – stagione 1990/91 – Gigi Maifredi torna a raccontare: “In quella partita contro la Sampdoria, l'arbitro Amendolia concesse un rigore da radiazione immediata. Galia anticipò Mancini che cadde in area. Vialli, 1 a 0. Lì mi accorsi che la società contava poco politicamente. n precedenza, dopo la partita col Cagliari che avremmo potuto vincere 8 a 0 e invece finì 2 a 2, m’ero incazzato di brutto, avevano organizzato le vacanze di Natale senza dirmi niente. A tavola avevo anticipato a Montezemolo che me ne sarei andato a fine stagione. Personaggio straordinario, Montezemolo, ma era troppo impegnato a fare altro. Lo vedevo la domenica alla partita. La rottura? Cercatevi un altro, le mie parole esatte. Io sono di Lograto, non ho un quoziente d’intelligenza altissimo, feci uno sbaglio”.
Nell'intervista a Il Corriere dello Sport, il discorso torna successivamente su Thiago Motta e sulle grandi difficoltà di questa prima stagione alla Juventus, quarta in classifica ma fuori in una settimana da Champions League e Coppa Italia: “Ha trenta giocatori, uno più bravo dell’altro, ha sbagliato a voler portare a Torino il calcio che aveva mostrato a Bologna. Dove aveva Aebischer, Freuler e Ferguson, un centrocampo di altissimo livello intellettuale e molto ricettivo. Gli interscambi con quei tre venivano naturali. Locatelli è un ottimo giocatore, Koopmeiners io lo amo, ma è un pesce fuor d’acqua. Thiago avrebbe dovuto sposare una strada nuova anche perché gli sono cambiati addosso gli obiettivi e le aspettative. È evidente che in una società come la Juve le logiche e i ritmi sono molto diversi. Con il senno di poi, posso dire che anch’io avrei avuto bisogno di allenare per un paio d’anni una squadra a metà fra il Bologna e la Juventus. Mi voleva la Roma, se ci fossi andato avrei cominciato a capire l’andazzo generale e, una volta alla Juve, avrei potuto fare qualcosa di più, anche perché nella mia testa c’era la possibilità di cambiare il gioco, che era la ragione per cui mi avevano scelto. La proposta, io volevo dominare. In quegli anni Gigi Maifredi andava molto di moda”.
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