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Napolimania: il 4-3-3 fa rima con qualità, Di Lorenzo ago tattico di Conte
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4-3-3 UGUALE QUALITÀ - Dal 3-5-2 al ritorno (seppur forzato dal forfait in extremis per febbre di McTominay) all'antico: questa la scelta - felice - dell'allenatore salentino per rispondere agli uomini di Inzaghi e tenere apertissima la lotta tricolore. Fuori Raspadori (sacrificato a malincuore visto l'ottimo momento di forma), dentro il recuperato Neres e Politano rialzato nel tridente con Lukaku e col brasiliano. Il modulo che ha portato il Napoli al vertice fin dall'inizio della stagione, varato dal match di Torino con la Juve e modificato in corsa causa infortuni, ha consentito ai campani di assumere subito il comando del gioco contro un Milan spento ma comunque forte. Maggiore ampiezza, meno ingorghi centrali, tagli interni e corridoi liberi per i laterali, Big Rom boa strategica per il calcio del proprio mentore capace di aprire spazi e favorire gli inserimenti dei compagni. Insomma, col 4-3-3 è un altro Napoli e a giovarne è anche l'estetica.
DI LORENZO AGO DI CONTE - D'accordo, l'ingresso di Leao e la catena mancina 'maledetta' ricomposta con Theo Hernandez nel secondo tempo gli ha creato senza dubbio patemi, ma più in generale non si può negare che Giovanni Di Lorenzo rappresenti l'ago del progetto Conte. Seppur parliamo di un terzino, gli inizi di carriera da trequartista/attaccante gli attribuiscono un raro bagaglio tecnico messo al servizio degli schemi azzurri. Rigenerato in estate nella testa e nelle gambe, col tormentone legato al possibile addio spento grazie all'arrivo in panchina del leccese, il capitano si è ripreso il Napoli con gli interessi. Sia dal punto di vista della leadership che in termini tattici. Che sia difesa a 3 o linea a 4, il numero 22 gioca sempre e fornisce varianti fondamentali per rendere 'liquide' il modulo dei partenopei. La capacità di venire dentro al campo partendo da destra lo rende una pedina in più da arginare tra le linee, unendo ciò alla bravura nel sapersi alzare lungo la fascia e incunearsi in area in proiezione offensiva (quasi da ala aggiunta) nonché stringersi nei panni di braccetto quando c'è da garantire copertura e interpretare la fase passiva. Insomma, un Di Lorenzo tuttofare e poliedrico che anche contro il Milan - al netto dei problemi riscontrati di fronte al tandem Theo-Leao - ha offerto un'ora di qualità impreziosita dall'assist valso l'1-0 di Politano: "Abbiamo provato questa giocata, è frutto del lavoro svolto. Penso che anche il mister sia contento. Con Matteo l'intesa c'è e ci troviamo veramente bene - ha detto in conferenza dopo il match - Sicuramente Leao, Theo e anche Joao Felix hanno talento e qualità, abbiamo sofferto un po', ma la squadra ha fatto bene".
GILMOUR SEMPRE PIÚ 'APPROVED' - Un'ulteriore menzione la merita Gilmour, ormai titolare di questo Napoli. Da alter ego di Lobotka, lo scozzese ha saputo reinventarsi interno grazie all'idea di Conte di sostituire Anguissa durante l'infortunio con un uomo di palleggio. Secondo play all'occorrenza, mezzala inedita intelligente ad aggredire lo spazio sfruttando dinamismo e baricentro basso: contro il Milan l'assist per il raddoppio di Lukaku porta la firma dell'ex Brighton e giunge dalla stessa mattonella in cui Billy, con la Fiorentina, 3 settimane fa aveva avviato l'azione da cui era scaturito il provvisorio 2-0 firmato Raspadori. Come? Sfruttando visione e tempi di giocata qualche metro più avanti, il che rende Gilmour un'inattesa arma in più per il rush finale. Farlo riaccomodare in panchina, una volta a pieno regime sia il 99 che McTominay, diventerà complicato.
"DARE FASTIDIO" - Il Napoli vince e col ritorno al 4-3-3 convince, dicevamo. Il neo, nella notte del 'Maradona', è stato l'ennesimo calo accusato dalla squadra nel momento clou della gara, che ha consentito al Milan di imbastire la riscossa finale. Stavolta, però, come sottolineato da Conte in sala stampa l'aspetto mentale non c'entra: "Quando sono mancate le forze ad Anguissa e Neres e quando è uscito Lobotka (crampi e affaticamento, ndr), è diventata difficile. Se recuperiamo tutti, possiamo dare fastidio fino alla fine".
UN CONTE "PIÚ FORTE" - "L'anno scorso, in cui non ho allenato, mi ha consentito di stare sul pezzo e studiare tanto - ha inoltre svelato l'allenatore salentino riferendosi alle difficoltà fronteggiate -. Avere la mente fredda mi ha ampliato le conoscenze dal punto di vista tattico. Dover cambiare i sistemi di gioco come quest'anno non mi era mai accaduto. Oggi mi sento molto più forte: le diverse soluzioni hanno ampliato il mio bagaglio". Progressi cardine trasferiti all'universo azzurro.
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Mi ha impressionato la voglia di sacrificio di Politano, mai lo avrei detto un paio di anni fa ch...