AFP via Getty Images
Lazio, Guendouzi sulle montagne russe: Tudor non lo voleva, con Baroni si è preso anche la Francia
- 11
DA SARRI A TUDOR – Guendouzi era stato tra i pochi nuovi acquisti nell’era Sarri in biancoceleste ad essere stato quasi subito buttato nella mischia. Non gli è servito il lungo periodo di adattamento, che altri suoi compagni hanno invece dovuto attraversare, per capire il 4-3-3 sarrista. Ha risposto subito positivamente sul campo, guadagnandosi tra tifosi e cronisti il soprannome di Guendovunque, per le sue instancabili corse a tutto campo. Il mister toscano non lo aveva più tolto dal campo, fino alle sue dimissioni. A fine marzo si concretizza un incubo per il francese: ad allenarlo arriva di nuovo Igor Tudor. Acredini del passato, mai del tutto appianate, compromettono già in partenza il rapporto tra i due. Guendouzi finisce in panchina, nonostante l’assist per il gol-vittoria di Marusic alla prima del tecnico croato contro la Juventus. Nella parte finale del campionato, dopo una stagione da protagonista, gioca col contagocce, per lo più da subentrato, in un sistema completamente diverso, ma soprattutto con lo stato d’animo di chi sapeva già in partenza che, anche facendo faville molto difficilmente sarebbe riuscito a far cambiare idea all’allenatore.
RINASCITA – Deschamps non lo chiama per Euro 2024. Tudor dice a Lotito e Fabiani che il giocatore può essere ceduto. Costato 13 milioni di euro solo un anno prima, la dirigenza biancoceleste è però chiara sin da subito col tecnico croato: Guendouzi resta alla Lazio. Questo, più l’addio di Kamada e la diversità di vedute su altre strategie da seguire per rifondare la squadra portano al divorzio tra l'ex Juve e la società. E all’inizio della riscossa di Guendo. Il calciatore si presenta in grande spolvero a Baroni e si mette subito a disposizione per calarsi nel nuovo ruolo che il neo-tecnico intende disegnare per lui. Mediano, mezzala, persino trequartista all’occorrenza: la sua duttilità e applicazione colpiscono subito l’allenatore che gli consegna le chiavi del centrocampo, a prescindere dai moduli camaleontici con cui la squadra si è schierata in questi primi mesi della stagione. Ha riposato solo contro la Dinamo Kiev in Europa League; le altre le ha giocate tutte, come prima dell’addio di Sarri. Il gol col Torino a fine settembre ha chiuso simbolicamente il giro sulle montagne russe iniziato in primavera. Quello in nazionale, ritrovata già durante la precedente sosta, contro Israele in Nations League ha certificato anche la sua ritrovata importanza nel giro della selezione francese. Ma sono le prestazioni offerte sin dalle prime battute stagionali che assomigliano molto a un trampolino di lancio definitivo per la sua consacrazione. “Il ct mi schiera in una posizione in cui non gioco regolarmente – ha spiegato in questi giorni di ritiro con la Francia il centrocampista - mi sono dovuto adattare, ma per il futuro vedo molti segnali positivi”.