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    Juvemania: corto muso e cori per Tudor. La musica è cambiata ovunque, anche in campo

    Juvemania: corto muso e cori per Tudor. La musica è cambiata ovunque, anche in campo

    • Cristiano Corbo
    Se qualcuno cercava un ritorno autentico al passato, inteso come epoca vincente, cosa poteva esserci di meglio di un 1-0 con un rappresentante della Juventus in panchina? Per un momento, boomer e nuove generazioni hanno dovuto accontentarsi di essere uniti nella fede. E a Torino non è cosa scontata, anzi: è quasi un dramma. Perché di solito ci si ritrova solo dopo i traumi, e solo quelli vale la pena affrontarli insieme.

    Ma alla fine contava vincere. Tudor lo aveva detto prima della partita e lo ha ribadito a fine serata: "Le emozioni? Sì, belle. Ma qua c'è da portare le partite a casa". Il resto passa in secondo piano, anche in un contesto in cui ogni sorriso è intriso di nostalgia, forza e sogni realizzati. No, ci sarà tempo per analizzare sguardi, espressioni e quel miscuglio di emozioni che diventa benzina quotidiana. Ora, la priorità è la qualificazione Champions.
    E un vero effetto Tudor si è già visto? Sì, soprattutto nell'approccio. Poi, forse, è subentrata un po’ di paura. Ma la ricerca della verticalità era evidente sin dal primo minuto, amplificata dai gesti dell’allenatore, che ha anticipato i tempi della sua rivoluzione: esterni "ibridi", difesa a tre fin da subito, Vlahovic dentro e Kolo Muani fuori. Perché ogni secondo e ogni minuto hanno un prezzo altissimo, da evitare accuratamente di pagare.

    Tutto, insomma, è andato nella direzione giusta. C’è una traccia da seguire per il futuro: la manovra migliorerà, diversi giocatori sono cresciuti già nel corso della partita trovando le contromisure – vedi Kelly, ma anche Thuram – e Tudor avrà finalmente una settimana piena per preparare la sfida con la Roma, entrando ancor più nel cuore e nella testa della squadra. Non c'è alternativa in questo mini campionato da otto partite: dentro o fuori, potenza di fuoco o risanamento imposto dalla proprietà. Uno scenario che nessuno alla Continassa vuole nemmeno prendere in considerazione.

    Un passaggio di testimone, quindi, c’è stato. Koopmeiners è stato forse l’ultima immagine della Juventus più brutta di Thiago (che, va detto, non è stata sempre così brutta, anzi), mentre Nico Gonzalez rappresenta il segnale che qualcosa sta cambiando: sacrificio e qualità possono coesistere. E Roma, ad aprile, è sempre "un bel posto in cui giocare". Lo diceva Allegri, che ai suoi tempi ci arrivava con mezzo Scudetto già cucito sul petto e la brezza della Capitale gli dava la sensazione che tutto fosse possibile. Ieri, quella sensazione si è intravista. Solo un po'. Come un primo giorno di sole dopo troppi di pioggia. C’è chi si fida. E c’è chi, comunque, porta con sé l’ombrello.

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    Argonauta
    Argonauta

    alla prima sconfitta si parlerà di "tudor in bilico", film già visto 100 volte

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