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Svezia-Italia, Filippa Lagerback: 'Dico no ai tifosi aggressivi e ignoranti' FOTO
"Il calcio non dovrebbe essere sfiorato dalla violenza verbale e fisica che ormai anche sul web non ha più limiti. Siamo responsabili per quello che diciamo e facciamo, i nostri bambini ci imitano. Se siamo pessimi esempi ci seguiranno. Anche una partita può diventare terreno di scontro e bisogna stare attenti, pensare prima di parlare. Lo dimostrano gli ultimi episodi che mi hanno fatto riflettere arrabbiare e dispiacere. Mi colpisce l'aggressività e l'ignoranza di certi tifosi. Si scambiano minacce di morte: stiamo scherzando? Gli haters sono un fenomeno molto interessante, se li avvicini e ti confronti finisce sempre con un selfie. Il problema è che la gente riversa la propria frustrazione su persone che non conosce. Così è facile buttare fango, ti senti meglio e vai avanti con i tuoi problemi. Ma non è reale: i toni sono importanti e questo l'ho imparato da Fazio".
"Vivo in Italia dal 2001, da quando sono venuta per stare con Daniele, ma frequentavo l'Italia nel 1991 quando ho lasciato la Svezia per fare la modella. Ho fatto il giro del mondo. Mi sono sentita subito accolta. Sono una straniera privilegiata, bionda, svedese, ma c'era una vera curiosità mei miei confronti. Mi colpì che per strada volavano complimenti e fischi. Pensavo: cosa vogliono? In Svezia nessuno ti dice niente. Considero l'Italia il mio Paese, anche se dico: 'Vado a casa' quando sono in Svezia a trovare mia madre, e 'Torno a casa' quando sono a Stoccolma pronta per ripartire per l'Italia. Da adulta non ho mai vissuto in Svezia, sono quasi turista".
"I luoghi comuni non arrivano dal nulla, un fondo di verità c'è sempre. Se il popolo scandinavo è considerato più rigido, meno tollerante, qualcosa di vero c'è. Anche se mia madre dice che pur a Stoccolma 'ci sono i vandali'. La Svezia è piena di gente che non segue le regole. In Italia vince il 'vivi e lascia vivere', una certa improvvisazione. Ma non si può generalizzare perché l’Italia è variegata, da Nord a Sud cambiano usi e mentalità".
"Imparavamo a nuotare nel lago. Nuoto, bicicletta calcio, sci nautico, mi arrampicavo sugli alberi con la neve e col freddo, non c'è stagione che tenga. Basta indossare i vestiti giusti. Alle tre in Svezia era già buio ma stavamo fuori fino alle sei, all'ora di cena. Stare all'aria aperta ti rende forte. Quando mia figlia ha un po' d'ansia per i test le dico: vai a farti una corsa. Daniele è milanista, quest'anno il Milan va su e giù. Le volte che mi ha portato allo stadio mi sono divertita tanto: è una festa, ti prende. Non si può vincere sempre, è un gioco".