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Sampmania: a noi le cose semplici non piacciono
Ho letto e sentito anche affermazioni allucinanti. Qualcuno addirittura si è spinto a dire che il Napoli avrebbe dovuto facilitare il compito a Quagliarella. Sarebbe stata una mancanza di rispetto nei confronti di uno che è un campione, e che lo è diventato senza aiuti né spinte. Avrebbe significato sminuire la portata di quanto fatto sino ad oggi, come se il 27 avesse bisogno di una mano per ergersi al livello di altri attaccanti, quando invece i numeri e le statistiche dicono che come lui non c'è nessuno. L'aiutino se mai lasciatelo agli altri, per provare ad issarli allo stesso livello di Fabio da Castellammare. Che poi, siete proprio sicuri che non possa essere proprio Quagliarella a battere di nuovo Quagliarella? L'anno scorso dicevamo che sarebbe stato impossibile fare meglio in termini realizzativi. “E quando mai la ripete una stagione del genere? Ha fatto 19 gol”. E' già a 16. Quagliarella che non segna al San Paolo ci insegna una lezione speciale, cioè che i limiti si possono sempre superare. E che non è mai troppo tardi per riprovarci.
Sulla partita in sé invece c'è poco da dire. Il Napoli ha vinto perchè è più forte, punto. Oggi non si può recriminare aggrappandosi a Var, giudizi arbitrali, errori, infortuni. Sì, mancava un giocatore come Praet, sì, con un po' di cinismo in più magari potevi anche pensare di riaprire la partita, ma a volte è anche lecito cercare interpretazioni meno arzigogolate. Perchè il calcio in fondo è questo: linearità, semplicità, rapporto causa-effetto e tutte queste robe qua, che alle volte sembrano quasi marginali. I calciatori di Ancelotti sono migliori di quelli blucerchiati, magari non tutti, ma la maggioranza sì. E soprattutto sono anche molto ben allenati. Attenzione, ' 'ben allenati', non 'meglio allenati'. La squadra azzurra ha scardinato la difesa doriana come era prevedibile: ampliando il gioco, slabbrando le maglie della retroguardia blucerchiata diluendo la linea di Giampaolo. Murru e Bereszynski sono stati costretti con chirurgica precisione ad allargarsi per tamponare sugli esterni offensivi e sui raddoppi dei terzini, perdendo contatto con i centrali. In questa difesa stemperata, e nello spazio che si creava tra Andersen, Colley e i due laterali, si gettavano a capofitto i bravissimi calciatori del Napoli. Si sapeva che la tattica del Napoli sarebbe stata questa, perchè la Samp non la metti in difficoltà con un assalto frontale, al centro del campo, ma con il gioco manovrato sugli esterni. Lo immaginavano tutti, anche i sassi, ma un conto è studiare a tavolino le contromosse, e un altro è poi attuarle quando gli avversari vanno più forte, controllano meglio il pallone e sventagliano da una parte all'altra del campo.
Il Napoli è l'unica squadra in Serie A – assieme alla Juventus – che quando è in giornata è impossibile da affrontare per qualunque altra formazione italiana. Ma ieri al San Paolo non ho visto una Sampdoria in crisi, ho semplicemente ammirato un'avversaria migliore. “Non usciamo ridimensionati da questa gara”, ha detto Giampaolo, e io concordo pienamente con la sua analisi. Sono quasi certo che domenica prossima al Ferraris ci godremo la solita Sampdoria brillante, perchè quella di ieri non è una sconfitta figlia di una prestazione da dimenticare. E poi Quagliarella deve tornare a segnare, c'è un record nel mirino e gli Europei del 2020 da inseguire. Avrà 37 anni, cosa vuoi che sia per uno come lui.
@lorenzomontaldo
@MontaldoLorenzo