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No, Ventura non sorride: ma l'ha sempre detto, non era solo colpa sua
OGGI - E oggi? Oggi come sta Ventura? Non bene, un altro fallimento dell'Italia non è un successo per lui. Archiviata anche la parentesi con la Salernitana è ormai fermo dal 2020, la sua base è Bari ma non mancano le visite puntuali a Torino, che resta una delle sue seconde case, quella dove ha raccolto le maggiori soddisfazioni fino appunto a diventare allenatore della Nazionale. Non è la vittoria dell'Europeo ad averlo mortificato, non sarà il fallimento Mondiale a risollevarne lo spirito. Però guarderà con attenzione particolare proprio ciò che accadrà nei prossimi giorni, questo sì. Ventura era diventato l'uomo nero del calcio italiano, come e più di Carlo Tavecchio, descritto come simbolo di un calcio fallimentare, presuntuoso, attaccato alla poltrona: sembrava colpa sua e di nessun altro, per questo non aveva mollato. Oggi invece Roberto Mancini viene quasi implorato di restare al suo posto, come se fosse colpa di tutti ma non sua, come se la Macedonia del Nord non fosse assolutamente inferiore pure a quella Svezia lì. Il pieno di entusiasmo figlio del record di risultati utili consecutivi e dell'Europeo rappresenta un credito importante, per quanto il pieno di entusiasmo sia ormai finito, giusto e inevitabile trattare Mancini diversamente. Però forse non era tutta colpa di Ventura: questo vorrebbe sentirselo dire, forse, l'ex ct. In fondo sa che oggi in tanti, quasi tutti, stiano pensando anche a lui: il telefono squilla, le orecchie fischiano, l'orgoglio forse fa pure più male.