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  • Laziomania: VAR, errore inaccettabile. Baroni imita Fonseca, ma c'è un problema enorme

    Laziomania: VAR, errore inaccettabile. Baroni imita Fonseca, ma c'è un problema enorme

    • Alessandro De Felice
    La Lazio saluta la Coppa Italia. Con un gol per tempo, i biancocelesti cadono a San Siro e devono dire addio alla competizione. Niente semifinale, niente doppio incrocio contro il Milan. Quel Milan che la Lazio affronterà proprio domenica sera, ancora a San Siro, in una gara che segnerà davvero - è proprio il caso di dirlo - il destino e gli obiettivi della squadra di Marco Baroni.

    Rispetto alla squadra spenta e senza idee di Venezia, questa volta al Meazza la Lazio si presenta con un atteggiamento e una grinta diversi, ma soprattutto con un assetto tattico che sorprende tutti. L’assenza di Castellanos si sta rivelando sempre più pesante partita dopo partita, con i numeri che parlano chiaro e che evidenziano un rendimento completamente opposto con e senza il Taty in campo. Dopo l’esperimento fallito a Venezia con Noslin al posto dell'argentino, questa volta Baroni si presenta con un 4-4-2 sulla falsariga di quello utilizzato da Fonseca con il Milan nel derby d’andata, vinto dai rossoneri. A far coppia con Dia questa volta c’è Tchaouna, ma i due si rivelano autentiche comparse.

    Dopo il gol clamorosamente fallito in Laguna, al Penzo, il senegalese conferma il momento negativo dal punto di vista della forma con un’altra prestazione sottotono, così come Nuno Tavares, che vive un momento di difficoltà fisica e non riesce a offrire le stesse garanzie di inizio stagione nelle due fasi. A questo aggiungiamo la prova negativa di Pellegrini, che doveva riscattarsi dopo l'esclusione dalle liste Serie A e UEFA, ma che finisce per essere risucchiato dal vortice nerazzurro e commette una serie infinita di errori nelle due fase.

    La nota lieta - con i pro e i contro del caso - è rappresentata ancora da Gustav Isaksen. Il danese ci mette anima e cuore, oltre alla qualità nell’uno contro uno: è un motorino a ritmo costante, gioca sull'esterno, spesso prova a rientrare verso il centro del campo, ci prova con un paio di conclusioni e si becca un giallo per simulazione che appare senza senso, con Fabbri che nega un calcio di punizione alla Lazio e al contrario punisce Isaksen.

    A proposito della prova del direttore di gara, appare sempre più inspiegabile l’operato del VAR e del suo assistente. Se Baroni preferisce sorvolare sull’episodio specifico, ma specificando che le ‘classifiche’ in tema arbitrale parlano chiaro, risulta difficile giustificare la convalida del gol di Arnautovic, che disegna una parabola perfetta, ma la cui conclusione è ‘sporcata’ dal fuorigioco evidente di De Vrij, che ostruisce la visuale di Mandas. Non si può certamente pretendere che sia l’arbitro ad accorgersi, ma guardalinee e soprattutto VAR e AVAR come hanno fatto a non farlo? Come è possibile che due persone davanti ad uno schermo, nel ricontrollare la celeberrima APP, non si siano accorte che il portiere della Lazio si sposta per guardare il pallone e che colui che lo ostacola è un calciatore avversario in posizione irregolare? Un mistero che non verrà mai rivelato, ma di certo l’ennesimo episodio arbitrale della stagione contro la Lazio. Un evento che ha cambiato radicalmente la partita e ha rotto l’equilibrio, indirizzandola verso i canali nerazzurri.

    Come dicevamo, dopo Venezia la reazione attesa da parte della Lazio è arrivata. Resta, però, il risultato negativo, un dettaglio non da poco. La squadra saluta la coppa ma soprattutto mostra una grave fragilità nei big match, con le avversarie che riescono a capitalizzare le poche occasioni create e i biancocelesti che subiscono dopo aver creato ma senza trovare il gol. Un aspetto sul quale pesa tantissimo l'indisponibilità di Castellanos. I dati dicono 5 gol nelle 6 gare senza l’attaccante argentino in campo e una media di 0,83 punti con la sola vittoria contro il Napoli in Coppa Italia agli ottavi a fronte delle sconfitte contro Fiorentina e Inter (sia in campionato che in Coppa Italia) e i pareggi contro Como e Venezia. Troppo poco in un momento chiave della stagione, dopo l’inatteso infortunio contro il Napoli ha amplificato ancor di più questa Taty-dipendenza. Dopo aver fallito gli esperimenti Noslin a Venezia e Tchaouna (e il 4-4-2) contro l’Inter, ora tocca a Baroni trovare la soluzione adeguata in vista delle trasferte contro il Milan e a Plzen contro il Viktoria: sarà la volta di Pedro o di Dia avanzato, con il passaggio al 4-3-3? Di certo risulta evidente la necessità di trovare una soluzione e di farlo immediatamente.

    A proposito del tecnico biancoceleste, la sua frase sibillina rilasciata alla vigilia della gara sugli obiettivi (“Non si possono cambiare in corsa”) ha scatenato un acceso dibattito nell’ambienta biancoceleste. Lo stesso Baroni è tornato sull’argomento anche in conferenza stampa a San Siro: “La pressione la vogliamo, è la nostra linfa. Gli obiettivi li detta la società, noi siamo qui e vogliamo competere. L’allenatore ha poi proseguito: “Io batto la testa tutti i giorni sul muro per questi obiettivi. Io sono contento che siamo in corsa, ci vogliamo rimanere. Non abbasso l'asticella, la alzo tutti i giorni”.

    È chiaro che gli eventi di febbraio, dalle eliminazioni di Juventus e Milan dalla Champions League al pari della Lazio a Venezia e il sorteggio col Viktoria Plzen, hanno cambiato completamente gli scenari. Domenica sera, ancora a San Siro, c’è la più classica gare da dentro o fuori. Non un semplice modo di dire, non l’etichetta solita alla gara successiva, ma l’occasione per sfatare diversi tabù, come il trend negativo negli scontri diretti e la Taty-dipendenza in termini di gol e punti, ma soprattutto per non dover abbandonare già a febbraio la corsa alla prossima alla Champions League e tuffarsi a capofitto sull’Europa League. Il pari di Venezia non offre alla squadra di Baroni troppe alternative: serve il colpaccio a San Siro - e il pari non basta - per alimentare la speranza di rivivere le notte di sogni, di coppe e di campioni… 

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