Redazione Calciomercato

Laziomania: gruppo fragile e inesperto, ora a galla tutti gli errori sul mercato
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Prima o poi tutti i nodi vengono al pettine. Quelli che in estate erano stati definiti errori da matita blu sul mercato, poi ‘coperti’ da nuove idee, lavoro e quell’entusiasmo ritrovato grazie ai risultati, stanno lentamente venendo a galla uno dopo l’altro nel momento chiave della stagione. La Lazio esce con un pari che sa di sconfitta dalla sfida dell’Olimpico contro il Torino. Una gara che evidenzia ancora una volta le chiare lacune di una squadra senza killer-instinct e con una fragilità evidente, capace di non chiudere la gara con il raddoppio dopo aver trovato il vantaggio grazie all’invenzione di un singolo e soprattutto di subire il ritorno degli avversari proprio sul rettilineo finale, con la vittoria che sfuma ad un passo dal traguardo. Un film già visto nelle ultime settimane.
L’Olimpico si è trasformato da fortino a tabù per la Lazio, che ha conquistato l'ultimo successo tra le mura amiche quasi due mesi, il 9 febbraio, con un 5-1 al Monza di Nesta. La squadra di Baroni doveva archiviare la pesante sconfitta di Bologna e finisce per incappare in un altro passo falso che la catapulta a 4 lunghezze di ritardo dagli emiliani quarti, una distanza tutt’altro che siderale ma che può essere considerata abissale alla luce della condizione psico-fisica di una squadra che sta patendo enormemente l’assenza del Taty Castellanos e di un calendario che la vedrà impegnata in un ciclo infermale di due settimane che prenderà il via a Bergamo contro l’Atalanta di Gasperini, ferita e affamata dopo la sconfitta di Firenze, e si concluderà nella sfida di Pasquetta in casa del Genoa, con in mezzo il doppio scontro col Bodo/Glimt nei quarti di Europa League intervallato dal derby contro la Roma.
L’immensa e infinita classe di Pedro, unite all’imprevedibilità di Zaccagni e Isaksen e alla quantità e qualità di Rovella e Guendouzi non bastano alla Lazio per scardinare la difesa del Torino e trovare il guizzo vincente. Dia è ancora una volta in deficit d’ossigeno e idee e sembra lontano parente di quello visto nella prima parte di stagione, così come Dele-Bashiru, in difficoltà e spesso fuori contesto. Il terzo pareggio di fila all’Olimpico evidenzia delle lacune in alcune scelte di mercato fatto la scorsa estate - e ribadite a gennaio - con l’inserimento di calciatori giovani e di belle sperare per sostituire pilastri dal punto di vista tecnico e dello spogliatoio con Luis Alberto, Felipe Anderson e Ciro Immobile. Il risultato è una squadra che ora è prevedibile e che viene neutralizzata dalle avversarie, con l’assenza di Castellanos e Tavares che praticamente annulla due dei principali sviluppi del gioco della squadra di Baroni.
“Inutile che io stia qui a dire l'importanza di Castellanos ma neanche sotto tortura mi metto a piangere perché mi manca il centravanti da due mesi”. Il tecnico biancoceleste non cerca alibi, ma la realtà dei fatti è che il club ha speso 15,9 milioni di euro per Noslin che doveva essere l’alternativa all’argentino e di fatto non è mai riuscito ad essere all’altezza della situazione, eccezion fatta per la partita contro il Napoli di Coppa Italia.
Discorso a parte merita il direttore di gara Davide Massa, che conferma di non avere affatto un buon feeling con la Lazio. L’episodio del tocco di mano di Maripan lascia qualche dubbio, anche se il difensore del Torino colpisce il pallone con il braccio su cui si appoggia a terra, rendendo il tocco involontario. Ciò che invece stona è la gestione dei cartellini e l’atteggiamento che l’arbitro assume nel corso della gara, un comportamento già visto in precedenza proprio nei confronti dei giocatori biancocelesti.
L’arbitraggio resta, comunque, un aspetto marginale rispetto alle difficoltà e alle lacune di una squadra che nel giro di poche settimane si è sciolta, giocandosi gran parte delle chance di conquistare il quarto posto e la qualificazione nella prossima Champions League ed evidenziando lacune in termini di personalità e di alternative, con un attacco che continua a stentare. Killer-instinct assente e poca personalità che non consentono di chiudere i conti e portare a casa partite sporche. Una delle peculiarità principali - se non addirittura quella per eccellenza - di una grande squadra che può definirsi tale.
All’orizzonte c’è il momento cruciale della stagione della Lazio e i biancocelesti ci arrivano nel modo peggiore, o quasi, con le ‘ossa rotte’ per via dei diversi infortuni e soprattutto per il morale a pezzi dopo alcuni risultati negativi.
La rabbia di Baroni (“Sono incazzato come una bestia. […] Siamo tutti arrabbiati perché dobbiamo, ripeto, o chiudere le partite o non prendere goal”), così come quella dello spogliatoio attraverso le parole di Marusic nel post gara (“Volevamo vincere a tutti i costi, siamo tutti arrabbiati e vedere dove abbiamo sbagliato”) deve trasformarsi subito in energia positiva da sfruttare in gare già decisive per il raggiungimento degli obiettivi stagionali. Una spinta in più per superare errori e difficoltà e riscrivere la storia, consapevoli che solo con i risultati tutti gli errori potranno passare in secondo piano.
Ora l'obiettivo è ripartire con la testa sgombra per ritrovare quell’entusiasmo che ha caratterizzato la prima parte della gestione Baroni e quel gioco scintillante che ha contraddistinto i capitolini nei primi mesi di questa annata. Il test alle porte è di quelli tra i più probanti in Italia e in Europa, ovvero l’Atalanta di Gasperini.
Una gara in trasferta che arriva dopo lo 0-5 subìto nell’ultima di Bologna, in un altro scontro diretto. La partita della verità, che potrà dire se la Lazio può tornare in corsa per il quarto posto o dovrà definitivamente dire addio ai sogni di gloria, tuffandosi in tutto e per tutto sull’Europa League.
Probabilmente il vero grande obiettivo dei biancocelesti, che dovranno ritrovare, gioco, spirito ed energia per presentarsi nel migliore dei modi al doppio scontro con il Bodo ai quarti, intervallato dalla sfida più sentita dell’anno, il derby contro la Roma, una gara dal peso specifico elevatissimo per la rivalità cittadina ma che quest’anno vuol dire anche corsa alle coppe europee 2025/2026. Una settimana da non sbagliare per non buttare al vento mesi e mesi di lavoro e idee con cui Baroni ha ‘coperto’ le carenze di un mercato che non ha convinto e continua a non farlo.
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L’immensa e infinita classe di Pedro, unite all’imprevedibilità di Zaccagni e Isaksen e alla quantità e qualità di Rovella e Guendouzi non bastano alla Lazio per scardinare la difesa del Torino e trovare il guizzo vincente. Dia è ancora una volta in deficit d’ossigeno e idee e sembra lontano parente di quello visto nella prima parte di stagione, così come Dele-Bashiru, in difficoltà e spesso fuori contesto. Il terzo pareggio di fila all’Olimpico evidenzia delle lacune in alcune scelte di mercato fatto la scorsa estate - e ribadite a gennaio - con l’inserimento di calciatori giovani e di belle sperare per sostituire pilastri dal punto di vista tecnico e dello spogliatoio con Luis Alberto, Felipe Anderson e Ciro Immobile. Il risultato è una squadra che ora è prevedibile e che viene neutralizzata dalle avversarie, con l’assenza di Castellanos e Tavares che praticamente annulla due dei principali sviluppi del gioco della squadra di Baroni.
“Inutile che io stia qui a dire l'importanza di Castellanos ma neanche sotto tortura mi metto a piangere perché mi manca il centravanti da due mesi”. Il tecnico biancoceleste non cerca alibi, ma la realtà dei fatti è che il club ha speso 15,9 milioni di euro per Noslin che doveva essere l’alternativa all’argentino e di fatto non è mai riuscito ad essere all’altezza della situazione, eccezion fatta per la partita contro il Napoli di Coppa Italia.
Discorso a parte merita il direttore di gara Davide Massa, che conferma di non avere affatto un buon feeling con la Lazio. L’episodio del tocco di mano di Maripan lascia qualche dubbio, anche se il difensore del Torino colpisce il pallone con il braccio su cui si appoggia a terra, rendendo il tocco involontario. Ciò che invece stona è la gestione dei cartellini e l’atteggiamento che l’arbitro assume nel corso della gara, un comportamento già visto in precedenza proprio nei confronti dei giocatori biancocelesti.
L’arbitraggio resta, comunque, un aspetto marginale rispetto alle difficoltà e alle lacune di una squadra che nel giro di poche settimane si è sciolta, giocandosi gran parte delle chance di conquistare il quarto posto e la qualificazione nella prossima Champions League ed evidenziando lacune in termini di personalità e di alternative, con un attacco che continua a stentare. Killer-instinct assente e poca personalità che non consentono di chiudere i conti e portare a casa partite sporche. Una delle peculiarità principali - se non addirittura quella per eccellenza - di una grande squadra che può definirsi tale.
All’orizzonte c’è il momento cruciale della stagione della Lazio e i biancocelesti ci arrivano nel modo peggiore, o quasi, con le ‘ossa rotte’ per via dei diversi infortuni e soprattutto per il morale a pezzi dopo alcuni risultati negativi.
La rabbia di Baroni (“Sono incazzato come una bestia. […] Siamo tutti arrabbiati perché dobbiamo, ripeto, o chiudere le partite o non prendere goal”), così come quella dello spogliatoio attraverso le parole di Marusic nel post gara (“Volevamo vincere a tutti i costi, siamo tutti arrabbiati e vedere dove abbiamo sbagliato”) deve trasformarsi subito in energia positiva da sfruttare in gare già decisive per il raggiungimento degli obiettivi stagionali. Una spinta in più per superare errori e difficoltà e riscrivere la storia, consapevoli che solo con i risultati tutti gli errori potranno passare in secondo piano.
Ora l'obiettivo è ripartire con la testa sgombra per ritrovare quell’entusiasmo che ha caratterizzato la prima parte della gestione Baroni e quel gioco scintillante che ha contraddistinto i capitolini nei primi mesi di questa annata. Il test alle porte è di quelli tra i più probanti in Italia e in Europa, ovvero l’Atalanta di Gasperini.
Una gara in trasferta che arriva dopo lo 0-5 subìto nell’ultima di Bologna, in un altro scontro diretto. La partita della verità, che potrà dire se la Lazio può tornare in corsa per il quarto posto o dovrà definitivamente dire addio ai sogni di gloria, tuffandosi in tutto e per tutto sull’Europa League.
Probabilmente il vero grande obiettivo dei biancocelesti, che dovranno ritrovare, gioco, spirito ed energia per presentarsi nel migliore dei modi al doppio scontro con il Bodo ai quarti, intervallato dalla sfida più sentita dell’anno, il derby contro la Roma, una gara dal peso specifico elevatissimo per la rivalità cittadina ma che quest’anno vuol dire anche corsa alle coppe europee 2025/2026. Una settimana da non sbagliare per non buttare al vento mesi e mesi di lavoro e idee con cui Baroni ha ‘coperto’ le carenze di un mercato che non ha convinto e continua a non farlo.
Commenti
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Si può dire di tutto ma la realtà è che semplicemente ci dice male, da 21 anni per l’esattezza