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Koulibaly via non è né un tradimento, né un atto di coraggio: perché non avrebbe dovuto lasciare il Napoli?
Non è colpa di nessuno se il presidente ha scelto la strada della sostenibilità e, su questo principio, voglia abbassare il monte ingaggi e riavere un bilancio in attivo attraverso le cessioni. Certo, così il Napoli, ben prima di cominciare il campionato, si autoesclude dalla lotta per il titolo e, forse (dipende da chi arriva), anche da quella per la Champions League. Ma se - come dice e ribadisce Mario Sconcerti - non capiamo che il nostro calcio è cambiato, faremo sempre più fatica a trovare ragioni di vero divertimento. Personalmente penso che Koulibaly non avesse scelta e che non l’avesse neppure il Napoli. Il calciatore perché vuole provare a vincere qualcosa di importante e duraturo, la società perché aveva l’ultima chance di monetizzare quello che per lungo tempo ha rappresentato un capitale tecnico di inestimabile valore.
Non darei grande peso neppure all’offerta pubblica fatta pervenire dal Napoli al giocatore. Era talmente esagerata (6 milioni netti l’anno per cinque anni) da risultare incongrua. Evidentemente a Koulibaly è stata fatta fuori tempo massimo, ovvero quando l’accordo con il Chelsea c’era già stato. Magari anche quello degli inglesi con il Napoli. Bisogna dire, poi, che Koulibaly sta ripetendo da mesi che non sa se resterà. Se lo diceva, è perché aveva maturato la convinzione che il suo tempo, a Napoli, fosse scaduto. E, soprattutto, perché, fatto il bilancio di questa lunghissima permanenza, ha capito di avere dato più di quanto ricevuto. Il senegalese ha amato e continuerà ad amare la città, i suoi abitanti e i tifosi della squadra, ma ha diritto a provare un’altra strada. Vincere con il Chelsea in Inghilterra sarà molto dura, fuori dall’Inghilterra ancora di più. Ma il bisogno di provarci, appartenendo ad un club più ambizioso e competitivo, è nella natura delle cose e degli uomini.
Infine ci sono i soldi. Detto che Koulibaly avrebbe guadagnato molto anche a Napoli, se l’offerta post datata fosse vera, è chiaro che l’ultimo contratto importante della carriera un calciatore voglia stipularlo con un club in grado di investire pesantemente su di lui. Non si tratta di avidità, ma di economia. L’entità dell’offerta decide. Tecnicamente parlando il Napoli ci perde, economicamente si riporta in perfetta carreggiata. Del resto, non in tutta Italia c’è chi dispone il ripianamento di fronte a milioni di perdite. Il Napoli è una società sana e tale vuole rimanere. Anzi, consolidarsi.