Getty Images

Calabria: "Vorrei restare a Bologna, qui è come il Milan da scudetto. Sono un esempio, non ho avuto quel che meritavo in Nazionale"
- 23
"Esilio è una parola che odio, potevo restare al Milan senza problemi. Ho scelto io di venire qui perché il Bologna mi ha cercato fortemente e mi ha convinto in poco tempo. Mi ha conquistato l'ambiente, mi ricorda quello del Milan quando vinse lo scudetto con Pioli. C'è quella stessa energia intorno alla squadra e non è qualcosa facile da creare. Avevo bisogno di una situazione come questa. Il gruppo è il top, la società è ben organizzata e tutto funziona anche dietro le quinte, dove si costruiscono i presupposti per giocare bene. Il Bologna è una squadra sempre più difficile da affrontare".
"Ne parlavo proprio l’altro giorno con Italiano che mi diceva “hai visto che ti sei ambientato alla grande come ti avevo detto all’arrivo?”. Non cambiavo squadra da quando avevo dieci anni e non mi è pesato, qui ci sono ragazzi super. Tanti li conoscevo già da avversari e li rispettavo. Italiano è un grande allenatore e lo stia dimostrando fin da quando era allo Spezia".
"Un mese è servito per adattarmi a una tipologia di gioco comunque simile a quella di Pioli e fisicamente non ero al massimo perché prima avevo giocato poco. Poi serve costanza, cosa che in questo calcio c’è sempre meno. Vorrei ritrovarla qui. Non ho ancora fatto gol né assist né vinto nulla quindi dico che di Calabria da scoprire ce n’è ancora".
"Porto professionalità anche fuori dal campo: penso di poter essere un esempio. Ora tutto gira per il meglio e si sa che nel calcio non può andare sempre così. Bisogna cavalcare l’onda, ma anche crearla. Io qualche partita l’ho fatta, qualche stadio l’ho visto, qualcosa ho vinto. Per stare in alto servono ambizione ed esperienza. Non si deve aver paura di certi palcoscenici".
"Ci sono tante squadre, oltre alle milanesi e alle romane, che da anni lavorano e spendono anche più del Bologna per stare fisse nelle coppe. Si deve crescere in tutto a 360 gradi ma Saputo ha già dato l’idea del percorso che vuole fare, facendo investimenti sul centro tecnico come sullo stadio. Vincere aiuta a fare questa strada perché poi porta più ricavi e quindi più budget, più qualità nella rosa, più talento. Il Bologna non è al quarto posto per caso. Dopo 30 partite ha dimostrato di poter stare dov’è e quindi, per rispondere alla sua domanda, non manca molto. Bisogna continuare così".
"Quando ero al Milan badavo al Milan e ora bado solo al Bologna: non sono sorpreso, la squadra ha un potenziale che le può consentire di ripetersi. Tanti non credevano che saremmo stati a questo punto, oggi, già a Bergamo ci davano per spacciati e invece ora abbiamo 180 minuti di semifinale di Coppa Italia da giocare con l’Empoli e 8 partite per andare in Champions. Nessuno oggi è più contento di affrontare il Bologna, come magari qualche tempo fa".
"Il mio obiettivo è vincere la Coppa Italia e andare in Champions. E’ un miracolo possibile. Oltre qualsiasi aspettativa eppure fattibile. Nell’anno di Pioli lo scudetto arrivò inatteso e c’era un’atmosfera simile a quella che respiro qui, dal campo di allenamento allo stadio ci sono lo stesso entusiasmo, la stessa alchimia e le stesse vibrazioni".
"Non penso di aver avuto quel che meritavo in Nazionale, tra infortuni e scelte tecniche. Avrei potuto fare di più, ma non l’ho mai vissuta come un’ossessione. E poi non è finita, a 28 anni sono ancora giovane anche se molti mi pensano più vecchio perché ho iniziato presto. Quello dell’Italia non è un capitolo chiuso, poi quel sarà andrà bene".
Commenti
(23)Scrivi il tuo commento
Ma se anche al Bologna è sempre il peggiore in campo?? Ma questo non si vede proprio , non credo...